Ibridi, OGM, MAS?

21/06/2010

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Coltivare verdure, fiori, alberi partendo da seme è una delle cose che mi piacciono di più ma scegliere le varietà da coltivare può essere un pochino complicato. Quali semi sono migliori? I semi che il vicino coltiva da anni, i semi ibridi di cui parla la pubblicità, i semi regalati dal mio amico che ha l’orto in Olanda? E gli OGM o i nuovi MAS? Aiuto!
Questi termini non sono di immediata comprensione ed inoltre toccano argomenti molto complessi e dibattuti. Armiamoci di pazienza e cerchiamo di capirci qualcosa.
Le piante, come gli animali, per riprodursi devono fare in modo che il seme maschile entri in contatto con un ovulo femminile. Gli organi riproduttivi delle piante risiedono nei fiori ed il processo per cui il polline (seme maschile) viene trasportato verso gli ovuli è chiamato impollinazione.

Impollinazione aperta
Quando l’impollinazione avviene utilizzando mezzi naturali, come insetti, vento, uccelli, acqua, mammiferi, ecc., si parla di impollinazione aperta.
Nel corso dei millenni l’uomo ha selezionato nuove cultivar scegliendo le piante ed i frutti con le caratteristiche migliori e conservandone i semi per la riproduzione. E così oggi coltiviamo piante molto diverse da quelle originarie e possiamo avere frutti ben più grandi e dolci di quelli selvatici, verdure più tenere e meno amare, tuberi più grossi, raccolti più abbondanti, piante più resistenti ad esmepio alla siccità e al vento.
Per mantenere la varietà pura e conservare i caratteri che interessano si possono isolare fisicamente le piante per essere sicuri che queste si incroceranno solo con piante della stessa varietà. I semi di queste piante produrranno piante dalle caratteristiche uguali a quelle dei genitori, a meno della normale variabilità.
Questo processo di selezione continua ad essere utilizzato da chiunque si autoproduca i semi per il proprio orto. Quando scegli le piante ed i frutti migliori selezioni una cultivar impercettibilmente diversa dalla precedente ma sempre più adatta alle particolari condizioni del tuo orto.

Impollinazione artificiale e ibridi
Quando l’uomo ha compreso il meccanismo dell’impollinazione ha iniziato a sfruttarlo in maniera più scientifica per ottenere nuove varietà.
Con l’impollinazione manuale e controllata si incrociano varietà diverse per avere discendenti con le caratteristiche migliori di ciascun genitore. Questo tipo di incrocio viene chiamato ibrido. Ad esempio si può incrociare un pianta di pomodori con frutti molto grossi (varietà A) con un altra resistente alla peronospora (varietà B) per ottenere una pianta con frutti grossi e resistente alla peronospora (varietà ibrida AB).
In realtà tutte le piante esistenti sono frutto di ibridazioni avvenute spontaneamente. Questi ibridi naturali però vengono sottoposti al processo di selezione naturale per cui se non sono adatti alla sopravvivenza non riescono a riprodursi e si estinguono. Se ad esempio nasce un peperone precoce che germina quando le temperature sono ancora troppo basse, questo non avrà speranze di sopravvivere. Con il tempo i caratteri si stabilizzano e rimangono solo gli incroci più adatti alle condizioni ambientali in cui l’ibrido si è sviluppato. Questo processo ha permesso di coltivare le patate in Germania e in Africa, le viti sul mare e in montagna, ecc …
Le sementi ibride vendute sono prodotte da ditte specializzate che selezionano alcuni caratteri che però non sono stabilizzati. Ogni anno vengono prodotti semi di nuove varietà ibride anche chiamate ibridi F1 (ibrido di prima generazione) o ibridi F2 (ibrido di seconda generazione). Ma cosa succede se si prova ad usare i semi prodotti dagli ibridi F1? Poiché non sono varietà sottoposte a selezione e quindi non sono stabilizzate, i semi di queste piante produrranno piante che hanno caratteristiche molto variabili. Ad esempio i semi del pomodoro AB dell’esempio precedente produrranno piante con grossezza dei frutti e resistenza alla peronospora variabile tra quelli della varietà A e della varietà B, con tutte le sfumature intermedie. In pratica i risultati sono imprevedibili e per produrre i semi ibridi AB bisogna partire sempre dalle varietà A e B ed incrociarle manualmente in ambienti protetti. Perciò ogni anno si devono comprare i semi dalle ditte produttrici.

Organismi Geneticamente Modificati (OGM)
Quando la tecnologia lo ha permesso l’uomo ha iniziato a mettere le mani direttamente sui geni producendo gli OGM cioè piante (e animali, batteri, …) i cui geni sono stati modificati in laboratorio usando tecniche di ingegneria genetica molto sofisticate. Con queste tecniche si possono introdurre geni completamente estranei, sorpassando i limiti esistiti finora tra le specie ed i regni della natura. E’ stato creato un mais a cui sono stati aggiunti i geni del Bacillus Thuringiensis (un batterio utilizzato come pesticida), un riso che riesce a produrre betacarotene con un gene della giunchiglia, una colza che resiste ai pesticidi, …
Durante il processo di modificazione vengono inseriti dei geni “utili” a chi produce gli OGM. Ad esempio il gene che dà la fosforescenza per renderlo facilmente riconoscibile tra gli altri oppure il gene che produce alcuni antibiotici per facilitare la riproduzione in laboratorio.
Inoltre le piante prodotte con queste tecniche sono brevettate cioè possono essere prodotte solo da chi ne detiene il brevetto. In pratica è vietato riutilizzare i semi, devo comprarli sempre dal produttore.

Marker-Assisted Selection (MAS)
Recentemente è stata messa a punto un’altra tecnica, chiamata MAS, che, pur essendo molto sofisticata, contrariamente agli OGM rispetta la barriera tra le specie.L’uomo per creare nuove varietà può solo sperare nel caso perché non è in grado di creare variabilità. Possiamo coltivare per generazioni lo stesso pomodoro senza variazioni apprezzabili ma ad un tratto si può manifestare un carattere diverso: più scuro, più grande, più dolce. Se ci piace lo selezioniamo. Logicamente più piante coltiviamo più sono probabili le variazioni casuali. Il nostro compito finora è stato quello di osservare le piante, selezionare quelle con le caratteristiche desiderate, incrociarle e sperare che la discendenza abbia le stesse caratteristiche. Questo processo è lento perché bisogna attendere la variazione spontanea. Inoltre non tutte le caratteristiche sono visibili immediatamente, ad esempio potrei non notare che quella pianta è resistente ad un insetto se quell’anno l’insetto non è presente. Il MAS riesce ad ottenere delle nuove varietà marcando i geni di interesse e tracciandone la presenza nella discendenza. Quindi si accelera l’ibridazione e la creazione di nuove varietà.Come si inseriscono i marcatori? Non l’ho capito. Si modificano i geni? Dicono di no ma non ne sono così sicura. Benvenuto chi sa fornire qualche chiarimento.
Un aspetto sicuramente positivo è che le piante ottenute con questo metodo non possono essere brevettate. Almeno per ora.
(vedi l’interessante commento di Matteo)

Hai capito quanto è complicato l’argomento?
Inoltre le opinioni sono molto contrastanti e gli interessi economici enormi. Da una parte i produttori di semi, pesticidi e compagnia cantando, dall’altra chi mangia, in mezzo chi coltiva.
Per quanto mi riguarda uso il buon senso.
Ne parliamo prossimamente.

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{ 18 commenti }

Sky One 5 gennaio 2011 alle 10:06

Correzione: con “il primo commento” intendevo quello pro-biotecnologie. Ho detto “il primo” perché era in cima alla lista e perché sono pirla (e non ho guardato con attenzione le date).

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Sky One 5 gennaio 2011 alle 10:05

Mi associo ai complimenti di tutti.
Sul trarre le conclusioni, credo che queste siano molto personali: io la penso come Chiara e, finché potrò, non userò prodotti OGM (i MAS li ho letti qui per la prima volta, quindi prima di dare un giudizio cercherò altre informazioni) ma c’è, invece, chi si fida (e cerca proseliti, vedi il primo commento). Il fatto di dire “l’agricoltura deve cambiare per sfamare tutti” è un’obiezione che mi sono sentito fare anche a proposito del biologico e la mia reazione è stata proprio come la tua: ma dobbiamo per forza essere così tanti? E’ sopportabile per il Pianeta? Per quanto tempo ancora?

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Biotecnologie: Basta Bugie! 5 gennaio 2011 alle 10:14

Penso tu ti riferisca a me, quindi tento una risposta.

Io non ho detto che l’agricoltura “deve cambiare”, ho detto che è “già cambiata” e che cambierà ancora.

Anche per te vale la nota fatta a Silvana:
bisognerebbe capire chi non è necessario e trovare il modo di rimetterlo al suo posto. La storia è costellata di tentativi del genere. Nessuno dei quali contraddistinto nè da simpatia, nè da successo. Il problema principale è che se a uno dici che non è necessario di solito ti risponde che quello non necessario sei tu e finisce sempre che si viene alle mani. Sicuro di voler percorrere questa china?

Da un punto di vista storico, la carrying capacity del pianeta è passata negli ultimi 10.000 anni da pochi milioni (cacciatori/raccoglitori) a miliardi di individui (agricoltura moderna). Quanto è sostenibile? Dipende: dai consumi e dell’innovazione che saremo in grado di produrre. Altrimenti ci decimerà la fame o qualche dittatore.

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Sky One 5 gennaio 2011 alle 16:49

Bisognerebbe valutare se l’agricoltura sia cambiata in meglio o in peggio; secondo me in peggio, ma io sono contro gli OGM e simili. Sull’essere in tanti non mi sembra di aver detto che si debbano eliminare delle persone, come invece fai trapelare dalla tua risposta (furbescamente, aggiungo); ha senso consumare più di quanto si produce? Perché la “carrying capacity” come la chiami tu (non esistono termini italiani per dire la stessa cosa? Sicuramente, ma fa più figo dirlo in inglese eh) non è “passata” un bel niente: siamo noi che sfruttiamo di più il Pianeta andando a erodere più di quanto questo riesca a produrre. Io posso anche coltivare il mio orto in maniera intensiva, concimando, modificando geneticamente le mie piante in modo che sopravvivano a certe carenze del terreno, ecc ma fino a quando tutto sarà sostenibile? L’innovazione, al momento, viene utilizzata per far consumare di più tutti, non per far consumare meglio. Ecco, io preferisco coltivare 2 pomodori invece di 5, mangiare meno pomodori ma che siano non contaminati geneticamente (o biotecnologicamente).
Torno indietro un momento: sono talmente sicuro che siamo in troppi che ho deciso di non avere figli. Adesso cerca qualcun altro a cui fare la morale. :-)

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Biotecnologie: Basta Bugie! 5 gennaio 2011 alle 22:26

Premesso che il mio intervento era mirato a sottolineare un’imprecisione nel post, ovvero che il brevetto non è una caratteristica degli OGM, i diritti di proprietà intellettuale coprono infatti tutti i trovati vegetali e animali, permettimi di dirti solo che parli di cose che non conosci. Evitalo, si vede e non ci fai bella figura.*

Lungi da me poi farti la morale (manco ti conosco), mi dispiace solo che la tua ideologia, pur superficialotta, sia così potente da convincerti a privarti dell’impagabile gioia di un figlio. Una tale dedizione meriterebbe migliori cause.

*se vuoi ti spiego anche perchè, ma mi pare tu non sia interessato. Se mi sbaglio fa un fischio.

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Silvana 6 gennaio 2011 alle 06:25

E va bene che siamo ignoranti! E va bene che siamo superficiali! Ma le scelte personali lasciale stare. Ognuno è libero di fare quello che vuole della propria vita.
Passiamo ad altri argomenti.

Silvana 5 gennaio 2011 alle 15:24

Oppure si potrebbe anche essere tanti ma consumando meglio, mai niente più di quanto si riesce a reintegrare.
Come ho detto prima: io inizio a cambiare il mondo dal mio orto.

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Biotecnologie: Basta Bugie! 5 gennaio 2011 alle 22:15

Questo senza dubbio è un elemento essenziale, senza però mai dimenticare che l’uomo è dotato di intelligenza e non usarla per risolvere anche i problemi alimentari del pianeta sarebbe quanto meno un peccato.

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Biotecnologie: Basta Bugie! 4 gennaio 2011 alle 16:14

Attenzione, tutte le varietà vegetali sono de facto brevettate. La copertura è infatti fornita da una privativa che offre più o meno gli stessi diritti del brevetto e copre anche le nuove varietà essenzialmente derivate.
Il riferimento è la Convenzione UPOV siglata, anche da noi, nel 1961.
http://www.sementi.it/aree_tematiche/tutela_varietale.htm

In UE sia la privativa che il brevetto comunque riconoscono il farmers’ right (ovvero la possibilità di riseminare sulla propria terra senza pagare royalties anche varietà coperte da proprietà intellettuale a patto di usare il raccolto internamente all’azienda – serve in sostanza a tutelare i subsistence farmers). In ogni caso, la stragrande maggioranza degli agricoltori che coltivano la terra per venderne i prodotti riacquistano la semente ogni anno (le ragioni le abbiamo spiegate sul nostro blog).

Negli USA invece è riconosciuto proprio il brevetto.

@ Silvana et al.
Gli ibridi ed il miglioramento genetico “artificiale” mirato sono la realtà agricola del pianeta da quasi 1 secolo. Senza di essi avremmo devastato completamente il pianeta e avremmo patito tutti una gran fame. Nel proprio orto è giusto coltivare ciò che si vuole, ma se si tratta di sfamare il pianeta le sementi di un tempo non servono nemmeno per fare l’antipasto.

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Silvana 4 gennaio 2011 alle 16:25

Forse siamo in tanti anche perché c’è stata questa gran disponibilità di cibo (per alcuni ma non per tutti).
Ma è proprio necessario essere in tanti?

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Biotecnologie: Basta Bugie! 5 gennaio 2011 alle 09:34

Beh, se è solo per alcuni, ma non per tutti, allora stando al tuo ragionamento non può essere il cibo la causa (visto che poi chi ha più cibo è a crescita demografica quasi zero).
In realtà l’aumento della popolazione è principalmente imputabile, non tanto ad un aumento delle nascite, ma ad una drastica riduzione delle morti. Una volta, in ogni famiglia c’era qualche bambino morto, le madri morivano di parto, si moriva per una polmonite, un’infezione… alta natalità, alta mortalità. Oggi grazie alla medicina moderna le cose sono decisamente cambiate, anche in molti PVS.

Sul secondo punto mi verrebbe da dire, chissà… bisognerebbe però capire chi non è necessario e trovare il modo di rimetterlo al suo posto. La storia è costellata di tentativi del genere. Nessuno dei quali contraddistinto nè da simpatia, nè da successo. Il problema principale è che se a uno dici che non è necessario di solito ti risponde che quello non necessario sei tu e finisce sempre che si viene alle mani. Sicura di voler percorrere questa china? :P

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Silvana 5 gennaio 2011 alle 15:18

L’argomento è molto complesso e qui ci occupiamo solo di orti.
Sul secondo punto mi verrebbe da dire … che hai tratto delle conclusioni sbagliate dalle mie affermazioni. Non voglio eliminare nessuno.
Io inizio a cambiare il mondo dal mio orto.

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Matteo 12 luglio 2010 alle 16:49

Bell’articolo, semplice e di facile comprensione per tutti; è giusto cercare di spingersi oltre al semplice prodotto finito che ci si presenta davanti, peccato siano in pochi a farlo; e tra queste poche persone, molte seguono la strada del “sentito dire” diffondendo slogan fondati sul nulla. Per quel poco che ne so, la MAS non usa dei marcatori inseriti artificialmente, semplificando al massimo si può dire che con questa metodologia si identifica prima una porzione di DNA chiamata marker individuata vicino al gene di interesse; a questo punto si procede con i normali incroci, ma non si aspetta che le piante crescano per esporle al parassita o alla fitopatia di turno per vedere se hanno acquisito la resistenza; bensì si analizza subito il loro DNA per verificare la presenza del marcatore. Poi continuando con gli incroci si segue il percorso del marcatore ricercando le piante con il genoma di partenza con in aggiunta il gene che conferisce la determinata resistenza. In questo modo si riducono drasticamente i tempi rispetto ai metodi classici basati sulle ibridazioni ecc. Quindi non non c’è nessun intervento artificiale a livello genetico; è solo un’evoluzione dello studio delle ibridazioni unita alla bioinformatica attuabile grazie alla potenza di calcolo dei pc. Spero di essere stato chiaro.

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Silvana 12 luglio 2010 alle 22:23

Grazie Matteo,
ora è tutto più chiaro, chiamiamola super inbridazione.
Sarebbe importante capire se i caratteri selezionati sono stabili oppure mi ritrovo dei semi in pratica inutilizzabili.

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chiara 2 luglio 2010 alle 11:00

caspita, che dilemma, però nonono, io voglio i semi del contadino di una volta, non mi fido. tutte queste tecniche nuove mancano di una fondamentale cosa, il riscontro di risultati, positivi e sopratutto negativi, che sono dati dal tempo che passa. come le nuove tecniche chirurgiche che all’inizio sono esperimenti. alcune tecniche fanno evolvere la medicina, altre vengono abbandonate perchè dopo qualche anno il risultato è un disastro. e io non voglio scoprire che tra 5 anni i pomodori ogm o mas o f123 che ho seminato nella mia aiuola mi hanno fatto male.
semplicistico?
chiara

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Silvana 12 luglio 2010 alle 22:25

Nel proprio orto si può essere semplicistici quanto si vuole :)
Anche io nel dubbio scelgo semi non ibridi ed adatti alle condizioni climatiche della mia zona.

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Rossana 23 giugno 2010 alle 08:59

BRAVISSIMA!!! Che bell’articolo! Chiaro, conciso, ma molto esaustivo!

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Silvana 23 giugno 2010 alle 21:58

Grazie Rossana.
Ora però dovete aiutarmi a trarre le conclusioni perché nel complesso la questione non è semplicissima.

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