Un modo diverso di coltivare: l’agricoltura sinergica

08/02/2012

Il Giardino di Emilia Hazelip

E’ un po’ che non scrivo ma non sono stata con le mani in mano a guardar crescere broccoletti e pomodori. Ho studiato, e tanto: agricoltura naturale, agricoltura sinergica, permacultura, città di transizione, decrescita (che brutto termine ma sempre meglio di downshifting) ed altro ancora. Insomma tutti argomenti che riguardano un modo diverso di coltivare la terra, vivere ed essere felici.
Iniziamo con l’agricoltura sinergica che è il modo più semplice ed immediato per iniziare.
Cos’è un orto sinergico? Detto in due parole e in modo molto riduttivo è un orto in cui si lavora poco e si raccoglie molto, in cui le piante si ammalano poco o niente e che migliora con il passare del tempo. Troppo bello per essere vero? Vediamo di capirci qualcosa di più.

L’agricoltura sinergica è un metodo di coltivazione rivoluzionario elaborato dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip adattando al clima mediterraneo i principi dell’agricoltura naturale elaborati dall’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka.
Le stesse parole di Emilia Hazelip riassumono i principi ispiratori:

è la forma di coltivazione più naturale tra quelle conosciute, perché lavora con le dinamiche di fertilità naturali del suolo. In sostanza ciò significa che il suolo migliora e poi mantiene la sua fertilità se un certo numero di piante vengono piantate densamente in esso e se si usa la pacciamatura per “imitare” lo strato di foglie e compost che si forma spontaneamente in natura. Non c’è alcun bisogno d’ammendanti di nessun tipo, neanche di compost, fertilizzanti organici, polvere di roccia, preparati bio-dinamici etc. poiché il suolo, se trattato correttamente, si comporterà come il suolo naturale “selvaggio” (incolto).

Per verificare le intuizioni di Fukuoka e di Emila Hazelip sono stati fatti studi microbiologici, condotti da Alan Smith, che dimostrano che, mentre la terra fa crescere le piante, le piante creano suolo fertile attraverso i propri “essudati radicali”, i residui organici che lasciano e la loro attività chimica, insieme a microrganismi, batteri, funghi e la microfauna presente nel terreno. Attraverso questo metodo di coltivazione viene restituito alla terra, in termini energetici, più di quanto si prende con la raccolta, promuovendo i meccanismi di autofertilità del suolo.

Tutto questo si traduce in 4 principi base da seguire nella realizzazione di un orto:

  1. nessuna lavorazione del suolo poiché la terra si lavora da sola attraverso la penetrazione delle radici, l’attività di microrganismi, lombrichi, insetti e piccoli animali;
  2. nessun concime chimico né compost preparato poiché il suolo lasciato a sé stesso conserva ed aumenta la propria fertilità;
  3. nessun diserbo poiché le erbe indesiderate non vanno eliminate ma controllate;
  4. nessuna dipendenza da prodotti chimici poiché la natura, se lasciata fare, è in equilibrio perfetto.

Fin qui i principi e la teoria ma già si intuisce che è parecchio diverso da un orto tradizionale. Per farsi un’idea di cosa si tratta, nella foto in alto potete vedere l’orto di Emilia Hazelip appena avviato. E prossimamente parleremo della realizzazione di un orto sinergico.

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